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Il Vday di Beppe Grillo e la proposta di abolire i partitiI partiti sono una forma di aggregazione vecchia di più di un secolo, e sono ormai sorpassati e inutili. La proposta di Beppe Grillo di azzerare tutto e distruggere i vecchi partiti, distruggere anche l'esistenza stessa di altri possibili partiti futuri, è una proposta in linea con lo sviluppo storico. I partiti nascono nella seconda metà dell'ottocento, quando le rivoluzioni politiche e la rivoluzione industriale avevano scardinato la vecchia società basata sull'aristocrazia creando delle nuove classi sociali. I partiti (che come dice il nome rappresentano le istanze di una parte della popolazione) sono nati proprio per rappresentare al governo le classi che componevano la società. Alla fine non si trattava di una grande rappresentanza, nel senso che comunque nei partiti socialisti non trovavi di certo mai il povero operaio che lavorava 12 ore al giorno (e che sarebbe stato il vero rappresentante della sua classe), ma c'erano degli intellettuali idealisti che cercavano di portare avanti le istanze dei più deboli, a volte per convinzione morale, a volte per noia, a volte per protagonismo. In questo i partiti sono rimasti identici allora come oggi. Il problema è che oggi le classi sociali non esistono più, o almeno non esistono più come a quel tempo. Ad esempio se volessimo fare un parlamento che rispecchi esattamente la società italiana come occupazioni, stili di vita e provenienza, dovremmo avere un partito dei pensionati che si prende un buon 20%, poi ci sarebbe un 10% del partito dei precari, e un 5% di extracomunitari. Perchè oggi è così che si divide la società, non ha più importanza che tu lavori in fabbrica o in un ufficio, i precari si assomigliano tutti indipendentemente dalla loro professione; gli extracomunitari ci sono e dovrebbero essere rappresentati, ha molto più senso mandare loro in parlamento per risolvere il problema dell'immigrazione e dell'integrazione piuttosto che mandarci Bossi e Fini con fucili e manganelli vari. Oggi i partiti non significano più nulla. Ad esempio molti operai specializzati guadagnano 2000 euro al mese e non sono affatto dei poveracci come li si è sempre dipinti per tradizione. Certo ci sono ancora molti operai in difficoltà, ma rientrano più in generale nella categoria dei precari, che taglia trasversalmente tutti i settori economici. E poi la delocalizzazione della produzione e lo sviluppo del terziario hanno fatto sì che il numero di occupati nell'industria sia sceso sempre di più negli ultimi 20-30 anni, gli operai non sono quindi più quella immensa massa che un tempo era in grado di sostenere da sola il partito comunista. Anche le idee economiche su cui si basano sono ottocentesche, la parola "liberale" non deriva da "libertà" ma dal "liberismo economico" di Adam Smith, il quale è stato un grande economista e personalmente non ho nulla contro di lui, però se vai a vedere la sua lapide e poi ascolti qualche politico parlare di "politica liberale" ti viene da pensare "ma siamo sicuri che Smith sia morto veramente nel 1790?" Il dubbio non è se Grillo vuole fomentare qualche rivolta, perchè non sarà certo lui a farlo. Il problema vero sarà quello che succederà quando tutte le sue richieste saranno rifiutate. Le liste civiche avranno sicuramente successo per candidare molte persone nei comuni, senza bisogno che siano sostenute da un vero e proprio partito con una sua linea politica, ma scalzare i vecchi dal parlamento è un altro discorso. Per come è fatta la politica oggi se non hai un partito non puoi entrarci, e se fondi un partito fai il primo passo per diventare uguale a quelli che adesso siedono nel parlamento. Il direttore del tg2 ha chiesto retoricamente "cosa succederebbe se qualcuno premesse il grilletto contro qualche politico dopo quello che ha detto Grillo?", e la risposta più realisticamente corretta è: "assolutamente niente". La poltrona vuota in parlamento sarebbe riempita con qualcun'altro di riserva che sarebbe uguale identico al morto, nessun personaggio è indispensabile per mantenere in vita questo sistema, è il sistema che perpetua se stesso. In passato non è sempre stato così, la CIA temeva una rivolta popolare e la nascita di un governo comunista in Italia, da questa paura nacque l'operazione Gladio, che prevedeva la costruzione di arsenali segreti in tutta italia e la militarizzazione della Sardegna da usare come base di operazione per partire alla riconquista della penisola. Poi dopo qualche anno gli americani capirono che i comunisti non erano abbastanza forti, che quelli veramente radicali erano pochi ed emarginati, e che con la democrazia cristiana si poteva andare d'amore e d'accordo. Questo excursus sulla mafia e su Berlusconi è per far capire che i partiti sono stati tenuti innaturalmente in vita negli ultimi anni come un paziente in coma profondo attaccato ad una macchina. Berlusconi avrebbe voluto prendere lui le redini del potere e basta, ma non era allora abbastanza forte, quando entrò in politica era pieno di debiti e probabilmente stava rischiando la vita dovendo molti soldi e molti favori alla mafia. D'altra parte i politici che si erano salvati da tangentopoli non erano abbastanza forti da sbarrargli la strada. E Berlusconi conosceva molti dei segreti della politica essendo stato amico di Craxi, quindi poteva ricattare i politici minacciando di distruggere tutto il sistema. D'altra parte però anche molti politici dovevano conoscere alcuni dei segreti di Berlusconi. In conclusione non conveniva a nessuno farsi la guerra, e rivelare i segreti dell'altro avrebbe significato compromettere anche se stessi, quindi decisero tacitamente di convivere pacificamente. Così il sistema dei partiti è rimasto invariato anche dopo l'ingresso di Berlusconi. Il problema è come cambiare questa situazione, perchè non bastano le manifestazioni per mandare via i politici. E se non se ne vanno che fai? Per questo credo che la rivoluzione armata sia una possibilità concreta, e l'unica possibile per cambiare questo stato di cose, senza una minaccia fisica i politici non se ne andranno mai dal parlamento, e sono troppo in simbiosi col sistema per riuscire a cambiare il loro modo di fare politica. L'alternativa sarebbe una minaccia di un intervento armato, se i politici avessero paura dello scoppio di una guerra civile allora sarebbero indotti al cambiamento, ma solo con le manifestazioni, i blog e le trasmissioni televisive non cambierà niente. Capisco l'entusiasmo di Grillo per come la rete può unire le persone, per come si possono riuscire a fare tante cose buone, ma cambiare il sistema di governo è un'altra cosa. Per riuscirci o sfondi dall'esterno la resistenza (e allora servono le armi), o devi entrare nel sistema e cambiarlo da dentro. Il problema di questa ultima soluzione è che se prendi la maggior parte dei giovani idealisti che urlano con Grillo in piazza e gli dai decine di migliaia di euro al mese, l'auto blu, la scorta, tutte le spese pagate, questi si trasformeranno in pochi giorni nei politici che ora dicono di odiare tanto.
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