La società ne "I miserabili" a confronto con quella presente
E cosa richiede l'ortica? Poca terra, nessuna cura, nessuna coltura. Solo, il seme cade man mano che matura, ed è difficile da raccogliere. Ecco tutto. Con poca fatica, l'ortica sarebbe utile; la si trascura, diventa nociva. Allora la si uccide. Quanti uomini somigliano all'ortica!». Dopo una pausa, aggiunse: «Amici, ricordate: non ci sono erbe cattive né cattivi uomini. Ci sono solo cattivi coltivatori».
Il libro "I miserabili" di Victor Hugo rappresenta una realtà molto
lontana da noi, una Francia post napoleonica in cui la rivoluzione francese viene presentata
come una delle grandi conquiste dell'umanità, ma in cui soprattutto viene denunciata
la condizione dei poveri, degli esclusi dalla società. Era un mondo duro in cui solo
rubando qualche pezzo di pane potevi finire anni in prigione, e l'essere stato in prigione
ti marcava a vita con un documento di identità speciale in cui era indicato che cosa
avevi fatto (o almeno ciò per cui eri stato condannato); o in cui una ragazza madre
non poteva ammettere di avere partorito una bambina e la doveva abbandonare per poter
trovare un lavoro e continuare a vivere.
Il mondo dei miserabili è un mondo duro e feroce, in cui la povertà è diffusissima, anche
se in misura minore forse di quanto era ai tempi della monarchia. A confronto il nostro
mondo è un paradiso, quelli che vivono per strada sono una ristretta minoranza, anche
i più poveri hanno comunque abbastanza da mangiare da non morire di fame o soffrire di
pellagra o rachitismo per la cattiva e scarsa alimentazione (come succedeva fino al fascismo),
la disoccupazione è molto minore, l'istruzione enormemente maggiore, ci sono divertimenti
anche a costi irrisori, si può viaggiare anche molto lontano spendendo relativamente
poco, e poi abbiamo la "democrazia"...
Già, la nostra società sembra molto diversa, enormemente progredita,
e non nego in effetti che un certo progresso ci sia stato, ma fondamentalmente la natura
e la struttura della società è la stessa. La frase che ho riportato all'inizio della
pagina è emblematica di quello che intendo, e di quello che intendeva Hugo. I
miserabili si oggi fanno più o meno la stessa fine di quelli del passato: gli immigrati,
i drogati, i delinquenti di piccolo calibro, sono abbandonati e isolati dalla società,
dal momento che non gli si offre nessun aiuto spesso queste persone si incattiviscono
sempre di più nei confronti del mondo che non li accetta, e anche se non si incattiviscono
comunque in qualche modo devono mangiare, e se non riescono a t rovare un lavoro sono
costretti a rubare.
Gli immigrati arrivano in Italia in genere senza niente o quasi, se trovano tutte le
porte sbarrate sia dalle leggi, che li considerano già dei delinquenti perché
senza il permesso di soggiorno anche se non hanno commesso alcun delitto ancora,
sia dalla popolazione che li guarda con diffidenza, molto probabilmente finiranno per
rubare e rapinare. I pakistani e i cinesi spesso vengono qui seguendo qualche parente
immigrato che gli dà anche un lavoro, e questo spiega come mai ci siano molti meno delinquenti
tra queste due comunità. Gli albanesi, invece, venendo qui se non hanno amici o parenti
trovano solo la mafia albanese, alla quale si rivolgeranno come farebbe chiunque in
un paese straniero cercando qualche connazionale che lo possa aiutare. Questo spiega
come mai gli albanesi siano responsabili di molti più delitti.
Il problema fondamentale è che gli immigrati sono lasciati abbandonati, che devono
cercarsi qualcuno che li aiuti a sopravvivere, e quel qualcuno molto spesso è un'organizzazione
criminale o qualche sua connazionale spacciatore o rapinatore, perché quelli stanno con
gli occhi aperti a cercare i nuovi arrivati per poterli arruolare, ben sapendo che in
questa società a meno di non avere molta fortuna quasi tutti devono entrare nel
crimine per vivere.
Per le donne è diverso, per le donne c'è la prostituzione e lo sfruttamento, o al massimo
la prostituzione libera. Molte lo fanno per guadagnare qualche soldo e poi tornarsene
a casa (anche se spesso poi si abituano a quella vita e rimangono), ma tante hanno ben
poca scelta: le immigrate senza permesso di soggiorno e spesso senza la conoscenza dell'italiano,
le trans che magari oltre che essere immigrate e clandestine hanno pure un aspetto non
completamente femminile e i documenti al maschile, quelle che sono minacciate e sfruttate,
spesso dalla mafia o da oraganizzazioni criminali del loro paese.
Eppure per loro il disprezzo e l'esclusione dalla società è anche maggiore, anche se
sono gli uomini italiani a pagarle per andare con loro poi nessuno le difende, così come
tanti italiani prendono marijuana, cocaina, ecstasy ed lsd ma nessuno difende gli spacciatori.
Poi ci sono i giovani, soprattutto del sud, che sono abbandonati dallo stato. E non parlo solo della disoccupazione contro cui non si è mai fatto realmente qualcosa, ma anche della lotta alla mafia e dei servizi offerti come la sanità e l'istruzione. Non è che i meridionali siano tutti delinquenti e mafiosi, ma se vivi in un paese in cui sai che per trovare lavoro dovrai o emigrare, o chiedere aiuto a un politico, o entrare nella mafia; se vivi in un paese in cui gli ospedali fanno schifo e sembrano delle corti dei miracoli, e in cui le scuole non funzionano e molti bambini neppure ci vanno, e quando ci vanno e le finiscono poi non hanno possibilità di lavoro; se vivi in un mondo così hai solo 4 possibilità: o emigri, o ti appelli ad un alto senso della morale e ti dai da fare per cercare di vivere in qualche modo (e credo che i meridionali abbiano dimostrato nella storia nonostante tutto una moralità superiore al resto d'Italia), o ti arrendi ed entri nella mafia o ti metti a rubare macchine perché sei disperato, o entri nella mafia o ti metti a rubare macchine per disprezzo dello stato e della società (e credo che siano tanti quelli che finiscono così...).
Questi sono degli esempi dei moderni semi che vengono trascurati,
la cui maturazione viene lasciata al caso. Poi, come dice Hugo, quando queste persone
crescono e si incattiviscono allora le si uccide. Non è così semplice
lamentarsi del fatto che tanti immigrati dopo poco tempo sono già fuori dal
carcere, perché la maggior parte rimane dentro per un bel po' di tempo, e in ogni caso
il vero successo di una società non è tenere decine di migliaia di persone
dietro le sbarre per anni, ma fare in modo che quelli che possono non finirci dietro
le sbarre non ci finiscano. Ancor più che alla certezza della pena uno stato
deve guardare all'educazione e al sostegno dei più deboli, perché per
prevenire un crimine è più efficace dare insegnamenti mortali
e sostegni economici piuttosto che cercare di fare leva sulla paura della pena. Questo
serve anche ad aumentare il rispetto per lo stato, e se aumenta il rispetto aumenta
anche l'obbedienza alla legge. Durante il fascismo il successo di Mussolini non era
dato solo dalla propaganda, ma anche dal fatto che per certi versi sapeva farsi rispettare:
i due esempi migliori sono l'efficienza dei servizi ("ai suoi tempi i treni arrivavano
sempre in orario") e il fatto che con lui la mafia sia stata costretta praticamente
a scomparire (cosa che nessun altro governo italiano, prima o dopo di lui, è riuscito
a fare, anche perché nessuno ha mai cercato di farlo).
Oggi, è vero, c'è pochissimo rispetto per l'autorità, dal '68 in poi in nome della libertà
individuale sono stati distrutti tutti i simboli di potere: lo stato, la Chiesa, la scuola,
i genitori. Ma è anche vero che tutti questi poteri sono progressivamente divenuti sempre
più inefficienti: oggi come oggi un professore può ottenere il rispetto dei suoi allievi,
ma può ottenerlo solo se riesce a fare qualcosa per meritarlo, non lo otterrà più, come
era in passato, solo per essere un professore. Per lo stato è lo stesso, deve fare qualcosa
per poter ottenere rispetto e quindi obbedienza, usare solo la forza bruta non basta,
spesso non basta neanche per mantenere il potere, non basta mai per fare progredire un
paese (ma neanche una famiglia, una scuola, o una religione).
Questi miserabili moderni vengono uccisi in ogni caso anche quando
non vengono arrestati e condannati, sono uccisi perché sono spinti a vivere una vita
da criminali o da mendicanti, perché spesso sono costretti a vivere isolati
o totalmente soli, perché non gli viene data nessuna speranza di redenzione
futura, di poter vivere all'interno della società.
La ragione per cui la società dei miserabili e la nostra sono abbastanza simili è da
ritrovare nell'egoismo umano: gli esseri umani hanno bisogno di sentirsi superiori, e
per far questo hanno bisogno di qualcuno che gli sia inferiore, per questo anche in un'epoca
in cui la ricchezza sarebbe più che sufficiente per tutti essa non viene divisa,
ancor più che per cupidigia è per superbia che le moderne società occidentali
si comportano così. L'esempio, che fa un po' ridere ma è vero e anche un
po' triste, è che il 60% della
produzione mondiale di cereali serve per nutrire le bestie di allevamento, cioè ci
sarebbe ampiamente abbastanza grano da dare pane a prezzo gratuito o irrisorio a tutti
ma si preferisce dare più della metà della produzione ai maiali.
Il libro di Hugo per certi versi può sembrare tipicamente ottocentesco, e il modo in cui vengono caratterizzati i personaggi superficiale e stereotipato, ma esso è invece molto realistico. A questo mondo esistono i santi, che a volte diventano un poco famosi e altre volte no, esistono i malvagi che più vivono e più regrediscono e diventano cattivi, ed esistono le vittime della società e della sfortuna... ma la cosa più importante da ricordare è il messaggio di fiducia nell'uomo, nel fatto che esso possa essere educato e così migliorarsi, perché è attraverso questa fiducia che una società e uno stato si dimostrano vivi e sani, ed è attraverso questa fiducia che il singolo uomo può continuare a vivere dando un senso alla sua vita e non disperando indipendentemente da quanto possa essere brutto il mondo in cui vive.

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