Scritto da Signor Micio
La storia italiana è sempre stata una spaventosa mistificazione del potere.
Si è incominciato col mito del risorgimento, insegnando a scuola che tutta la popolazione era desiderosa di creare l’Italia e disposta a morire, che la dominazione austriaca era violenta e pesante sulle genti del nord, e lo stato borbonico era rimasto fermo al medioevo nel sud (del centro, cioè dello stato della Chiesa, non s’è mai parlato, non era delicato parlar male del Papa neanche allora), e Garibaldi era un eroe al servizio di Vittorio Emanuele II e della causa italiana. Sono tutte idiozie create dalle maestrine dalla penna rossa (i Bruno Vespa del secolo decimo nono).
La gente comune era ignorante, non conosceva Dante o Manzoni, non sapeva neanche com’è è fatta l’Italia non avendo mai visto una cartina geografica, non parlava che il dialetto stretto del suo paesello, e dal suo paesello in genere non si muoveva mai per tutta la vita. Questi contadini, pescatori, minatori, bottegai, operai, falegnami, sarti, marinai, non sapevano cosa fosse l’Italia né la libertà , erano abituati all’idea che c’è un re che dà gli ordini e deve essere rispettato, e che è lontano, irraggiungibile, potentissimo e governa per grazia di Dio. Così per questo quando Pisacane sbarcò in Campania per sobillare la popolazione alla rivolta pensando che odiassero il re che era il capo di quell’ordinamento che li faceva vivere quasi come schiavi, i contadini invece che accoglierlo come un liberatore presero forconi e bastoni e lo ammazzarono.
Al nord è vero che c’era stato un uomo come Parini, desideroso di liberare Milano dagli austriaci, ma Parini era un intellettuale, un uomo di grande cultura che poteva cogliere una qualche unità in un popolo che parlava lingue diverse ed era rimasto separato per un millennio e mezzo, così come poteva criticare il diritto dell’impero austro ungarico di occupare territori culturalmente e storicamente non affini con l’Austria; ma per il poveraccio che il re si chiamasse Francesco Giuseppe o Vittorio Emanuele non cambiava nulla. Il dominio austriaco non era feroce, certo c’era la censura, ma gli italiani non venivano sfruttati come cittadini di seconda classe e la grande organizzazione e ricchezza dell’impero resero possibile la costruzione di infrastrutture che, se il nord italia fosse stato italiano, non sarebbero mai state costruite, né c’è mai più stata l’efficienza burocratica di quell’impero in qualche parte d’Italia.
Il sud era uno stato strano, nel senso che non si può dare su di esso un parere che non sia discordante: è vero che nelle campagne vigenva ancora un quasi medioevo, ma è anche vero che le tasse si basavano quasi unicamente sulla tassazione delle proprietà fondiarie, cioè pesavano solo sui ricchi, che non potevano evaderle perchè lo stato sapeva i palazzi e i latifondi che i signori possedevano, quindi erano grosse entrate fisse che non pesavano sulla povera gente, le tasse indirette e quelle sul commercio erano poche o inesistenti, quindi il pane non costava molto e i commerci erano fiorenti, con i soldi che rimanevano nelle tasche dei mercanti. Al contrario il regno dei Savoia aveva i conti in rosso e l’unificazione d’Italia gli permise di salvare i bilanci, nonostante la sua presunta modernità aveva le tasche bucate. Napoli aveva allora tre conservatori, ed era ancora una delle città culturalmente più importanti d’Europa, e la Napoli-Pozzuoli è stata la prima linea ferroviaria costruita in Italia, quindi non è che fosse un regno fermo alle invasioni barbariche.
Garibaldi non era al servizio di nessuno, combatteva in nome della libertà dei popoli e non so neanche se credesse nell’idea dell’Italia, per lui probabilmente non contava nulla in sé, era l’idea di repubblica che inseguiva, avrebbe voluto liberare l’Italia dai borboni, dal Papa, dagli austriaci, ma anche dai Savoia, e creare una repubblica libera, che non censurasse le idee come gli austriaci, che non imponesse la religione come il Papato, e che non vessasse i contadini come i Borboni. Purtroppo Garibaldi aveva solo un pugno di uomini, Vittorio Emanuele un esercito (anzi due con l’appoggio di Napoleone III), quindi l’Italia fu di fatto creata con una serie di annessioni dal regno di Savoia, con quindi delle guerre di conquista, non delle “guerre d’indipendenza”, come sono state poi chiamate. Certo ci furono dei patrioti che lottarono e morirono contro gli austriaci, come c’erano stati i carbonari, ma era tutta gente istruita di città , e molto poco numerosa in confronto al resto della popolazione. Le campagne accolsero favorevolmente e aiutarono (almeno per buona parte) solo Garibaldi, e non perchè sognassero l’Italia ma per il prestigio che lui aveva come difensore della povera gente.
Da quel tempo possiamo arrivare fino ad oggi, alla “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” scritta da Bruno Vespa, e vedere che col tempo la storia scritta dal potere è peggiorata, ed è sempre più lontana dalla verità . Oggi gli italiani non sono più analfabeti, non sono più totalmente presi dal lavoro nei campi o nelle miniere da non potersi guardare intorno e vedere cosa succede, ma l’ignoranza è aumentata: sono spariti anche i carbonai, i Parini, i Pisacane, senza scomodare Garibaldi. La storia italiana degli ultimi sessant’anni è un libro giallo, o anzi sarebbe meglio dire un noir (perchè i gialli vanno sempre a finire bene, e alla fine si scopre chi è il colpevole e come ha fatto a commettere il delitto, in Italia i colpevoli non si trovano mai, e molto spesso nemmeno i crimini). Il crimine è il faro che guida la storia italiana dal fascismo in poi, e il libro di Vespa, se fosse stato onesto, avrebbe potuto essere scritto tutto in una frase soltanto: Mussolini ha usato il crimine come mezzo per ottenere il potere (le uccisioni e i danneggiamenti delle cooperative e delle sedi del partito comunista non erano fatte con odio, ma con calcolo sapendo che così avrebbe avuto l’appoggio della borghesia e degli industriali che temevano la rivoluzione rossa, ma quando poi prese il potere non fece purghe come quelle di Stalin, né creò un servizio di polizia politica a livello della gestapo), Berlusconi invece ha usato il potere come mezzo per compiere il crimine (Berlusconi è sceso in campo solo per evitare di andare in galera, poi ha approfittato del potere per arricchirsi ed arricchire i suoi alleati, protetti e protettori, il suo governo è stato quindi in definitiva molto più violento di quello di Mussolini, che si accontentava di essere riverito come il duce, perchè Berlusconi ha il desiderio di plasmare gli italiani secondo i suoi desideri, cioè di renderli simili a se stesso, ha incominciato a farlo con la televisione e ha finito di farlo con la politica, ora gli italiani sono solo dei vermi che rubano quello che possono rubare, indistinguibili gli uni dagli altri, che nascono dalla putrefazione del cadavere di una società morta ma non ancora, purtroppo, sepolta).