Ashoka, gianfranco funari, luttazzi, indro montanelli ed enzo biagi, Fidel Castro e Che Guevara. Nehru e Gandhi, Malcom X, Confucio, Buddha, Tokugawa Yoshinori, la rivoluzione francese, Kant

Funari recita sonetti di Belli e Trilussa

Scritto da Signor Micio

Purtroppo ci sono pochi video di funari in rete, soprattutto perchè negli ultimi anni era solo su odeon e così pochi lo guardavano e nessuno a messo video del suo ultimo programma a parte un paio.
Uno dei video più belli su youtube è quello in cui recita il sonetto in cui Belli dice come i preti al suo tempo spiegassero l’acronimo spqr (”Solo Preti Qui Regnano”, invece che “Senatus Populusque Romanus”), una satira religiosa e politica per denunciare come la Chiesa vivesse sulla base dell’ignoranza del popolo e la alimentasse. Poi recita anche un sonetto di Trilussa sull’avaro che si guarda allo specchio con un bel po’ di soldi e dice, indicando l’immagine dello specchio, “quelli li dò in beneficenza, questi per prudenza li chiudo in un cassetto”.

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Rivoluzioni impossibili

Scritto da Signor Micio

Il mondo avrebbe bisogno di rivoluzioni, non sono l’Italia. Si è arrivati ad un punto in cui non è più possibile nessuna riforma, ma lo si è già oltrepassato quel punto da decenni. Quella che viene in maniera rassicurante chiamata “crisi” è l’urlo moribondo del capitalismo, come la rivoluzione francese lo era del feudalesimo e dell’aristocrazia, nonostante siano serviti poi altri 50 e passa anni per decretarne la morte reale, il problema è che siamo in un periodo storico che non potrà vedere la rivoluzione che porterà al nuovo mondo.

I banchieri che tirano le fila del sistema economico se ne stanno dietro le quinte, tutti sanno chi è Berlusconi e se lo vedono in giro e sono ridotti in miseria possono linciarlo dando a lui la colpa, possono assediare Montecitorio o la sua villa di Arcore, possono occupare le sue televisioni, con i banchieri invece questo non è possibile perchè nessuno sa come si chiamano, che faccia abbiano, e dove stiano di casa. Ai tempi della rivoluzione francese anche il più ignorante sapeva che c’era il Re, e che quel re stava a Parigi, anche se non lo aveva mai visto, oggi invece la gente non sa nulla, non sa chi ha creato e continua a trarre profitto da questa macchina che porterà il popolo alla rovina, e così quando sarà ridotto alla fame se la prenderà con i politici, i politici inizialmente useranno l’informazione per addolcire la gente rassicurandola sul futuro, poi useranno la polizia per disperdere la folla, poi dovranno usare l’esercito e incominciare a sparare perchè i lacrimogeni non saranno abbastanza, e alla fine qualche governo cadrà, ma questo non significa che le cose cambieranno. I politici sono dei pupazzi in mano a chi ha i soldi, la sintesi del capitalismo è semplicemente questa, il capitalismo non crea benessere e ricchezza esattamente come non la creava l’imperialismo romano: all’inizio dell’espansione di Roma anche la gente comune poteva avere 3 o 4 schiavi e vivere abbastanza tranquillamente facendo il “cliente” di qualche politico o alla peggio ricevendo le distribuzioni gratuite di grano, c’erano poi i ricchi che si erano incamerati tutte le ricchezze delle razzie di guerra che avevano patrimoni immensi; qualche secolo dopo l’impero era al collasso, ma i ricchi continuavano ad esserci e a vivere di rendita, anche se non avevano dei patrimoni paragonabili al passato, per gli altri invece non c’erano più le distribuzioni gratuite di grano (perchè non c’era più grano), non c’erano più schiavi, e anzi molta gente per sopravvivere era dovuta diventare serva di qualche potente, e a Roma il popolino poteva vivere come sempre di mendicità: facendo i cuochi e i camerieri nelle case dei ricchi. L’imperialismo è esistito diverse volte nella storia umana: Roma, Atene, la Spagna dei conquistadores, l’Inghilterra, il nazismo, lo stalinismo, ed ora il capitalismo americano, e la ricchezza che hanno creato è sempre stata fittizia, nel periodo di massimo splendore era così grande che anche il popolo minuto ne trasse dei benefici, pur partecipando sempre in maniera assolutamente marginale alla sua spartizione, e si poterono fare città sfarzose, opere d’arte, opere pubbliche, infrastrutture, poi però quando il sistema comincia a crollare non c’è più la ricchezza che c’era un tempo, ma la sua ripartizione rimane la stessa, quindi diminuisce la torta ma le fette rimangono uguali, allora aumenta il divario tra le classi sociali perchè la maggioranza delle persone cade nella miseria, aumenta lo scontento, chi ha il potere continua a baloccarsi nel suo mondo ricco e distante, e così arriva la rivoluzione, in cui una massa di uomini immiseriti e arrabbiati detronizza una classe sociale che, come diceva Montanelli, “se è possibile eliminarla vuol dire che si è già eliminata da sé”.

Purtroppo oggi siamo molto lontani dallo sconfiggere questo imperialismo che domina tutto il mondo occidentale, e in altro modo domina anche il resto del mondo che da esso è sfruttato (l’africa e il sudamerica) o che con esso deve competere e confrontarsi dal punto di vista culturale ed economico (la cina e tutto il medio oriente). Poi non è questa l’unica rivoluzione necessaria: la Cina ha bisogno di una definitiva rivoluzione che torni a dare dignità al suo popolo, una dignità che non si misuri nelle sue testate nucleari, nei punti della borsa di Shangai, o nella maggior ricchezza di certa parte della popolazione; la Russia ha bisogno di liberarsi definitivamente dal dominio oppressivo di Putin, che è lo zar e il comunismo mischiati insieme nel modo peggiore possibile, ma serve una rivoluzione perchè, come in Cina, serve una mentalità nuova, non più da sudditi, per realizzarla. Sono questi poteri che controllano questi paesi impossibili da cambiare, da riformare gradualmente, bisogna distruggerli totalmente, disperderne le ceneri, e riedificare tutto, perchè se ci si portasse dietro qualche cosa di questo tipo di passato sarebbe come incubare un virus che in futuro porterà solo una morte sempre più orrenda.

Oggi l’unica cosa che si può fare è costruire una cultura nuova che sia alla base di ciò che ci sarà tra 50-100 anni e che noi quasi certamente non vedremo mai, si potrebbe tentare una rivoluzione anche in Italia, ma i servizi segreti italiani e stranieri, il Vaticano, la Mafia, le banche, gli industriali, non possono essere eliminati in poco tempo e sono troppo potenti, un ipotetico dittatore si troverebbe un pugnale piantato nella schiena prima di poter riformare il paese, e poca importanza ha quale di questi poteri neanche tanto occulti sarebbe il suo assassino, una rivoluzione così forzata, tipo quella di Fidel a Cuba, basata solo sulle qualità e le idee di un uomo che prende il potere e cambia il paese, in Italia e in qualunque altro paese occidentale non è pensabile.

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Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi

Scritto da Signor Micio

La storia italiana è sempre stata una spaventosa mistificazione del potere.

Si è incominciato col mito del risorgimento, insegnando a scuola che tutta la popolazione era desiderosa di creare l’Italia e disposta a morire, che la dominazione austriaca era violenta e pesante sulle genti del nord, e lo stato borbonico era rimasto fermo al medioevo nel sud (del centro, cioè dello stato della Chiesa, non s’è mai parlato, non era delicato parlar male del Papa neanche allora), e Garibaldi era un eroe al servizio di Vittorio Emanuele II e della causa italiana. Sono tutte idiozie create dalle maestrine dalla penna rossa (i Bruno Vespa del secolo decimo nono).

La gente comune era ignorante, non conosceva Dante o Manzoni, non sapeva neanche com’è è fatta l’Italia non avendo mai visto una cartina geografica, non parlava che il dialetto stretto del suo paesello, e dal suo paesello in genere non si muoveva mai per tutta la vita. Questi contadini, pescatori, minatori, bottegai, operai, falegnami, sarti, marinai, non sapevano cosa fosse l’Italia né la libertà, erano abituati all’idea che c’è un re che dà gli ordini e deve essere rispettato, e che è lontano, irraggiungibile, potentissimo e governa per grazia di Dio. Così per questo quando Pisacane sbarcò in Campania per sobillare la popolazione alla rivolta pensando che odiassero il re che era il capo di quell’ordinamento che li faceva vivere quasi come schiavi, i contadini invece che accoglierlo come un liberatore presero forconi e bastoni e lo ammazzarono.

Al nord è vero che c’era stato un uomo come Parini, desideroso di liberare Milano dagli austriaci, ma Parini era un intellettuale, un uomo di grande cultura che poteva cogliere una qualche unità in un popolo che parlava lingue diverse ed era rimasto separato per un millennio e mezzo, così come poteva criticare il diritto dell’impero austro ungarico di occupare territori culturalmente e storicamente non affini con l’Austria; ma per il poveraccio che il re si chiamasse Francesco Giuseppe o Vittorio Emanuele non cambiava nulla. Il dominio austriaco non era feroce, certo c’era la censura, ma gli italiani non venivano sfruttati come cittadini di seconda classe e la grande organizzazione e ricchezza dell’impero resero possibile la costruzione di infrastrutture che, se il nord italia fosse stato italiano, non sarebbero mai state costruite, né c’è mai più stata l’efficienza burocratica di quell’impero in qualche parte d’Italia.

Il sud era uno stato strano, nel senso che non si può dare su di esso un parere che non sia discordante: è vero che nelle campagne vigenva ancora un quasi medioevo, ma è anche vero che le tasse si basavano quasi unicamente sulla tassazione delle proprietà fondiarie, cioè pesavano solo sui ricchi, che non potevano evaderle perchè lo stato sapeva i palazzi e i latifondi che i signori possedevano, quindi erano grosse entrate fisse che non pesavano sulla povera gente, le tasse indirette e quelle sul commercio erano poche o inesistenti, quindi il pane non costava molto e i commerci erano fiorenti, con i soldi che rimanevano nelle tasche dei mercanti. Al contrario il regno dei Savoia aveva i conti in rosso e l’unificazione d’Italia gli permise di salvare i bilanci, nonostante la sua presunta modernità aveva le tasche bucate. Napoli aveva allora tre conservatori, ed era ancora una delle città culturalmente più importanti d’Europa, e la Napoli-Pozzuoli è stata la prima linea ferroviaria costruita in Italia, quindi non è che fosse un regno fermo alle invasioni barbariche.

Garibaldi non era al servizio di nessuno, combatteva in nome della libertà dei popoli e non so neanche se credesse nell’idea dell’Italia, per lui probabilmente non contava nulla in sé, era l’idea di repubblica che inseguiva, avrebbe voluto liberare l’Italia dai borboni, dal Papa, dagli austriaci, ma anche dai Savoia, e creare una repubblica libera, che non censurasse le idee come gli austriaci, che non imponesse la religione come il Papato, e che non vessasse i contadini come i Borboni. Purtroppo Garibaldi aveva solo un pugno di uomini, Vittorio Emanuele un esercito (anzi due con l’appoggio di Napoleone III), quindi l’Italia fu di fatto creata con una serie di annessioni dal regno di Savoia, con quindi delle guerre di conquista, non delle “guerre d’indipendenza”, come sono state poi chiamate. Certo ci furono dei patrioti che lottarono e morirono contro gli austriaci, come c’erano stati i carbonari, ma era tutta gente istruita di città, e molto poco numerosa in confronto al resto della popolazione. Le campagne accolsero favorevolmente e aiutarono (almeno per buona parte) solo Garibaldi, e non perchè sognassero l’Italia ma per il prestigio che lui aveva come difensore della povera gente.

Da quel tempo possiamo arrivare fino ad oggi, alla “Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi” scritta da Bruno Vespa, e vedere che col tempo la storia scritta dal potere è peggiorata, ed è sempre più lontana dalla verità. Oggi gli italiani non sono più analfabeti, non sono più totalmente presi dal lavoro nei campi o nelle miniere da non potersi guardare intorno e vedere cosa succede, ma l’ignoranza è aumentata: sono spariti anche i carbonai, i Parini, i Pisacane, senza scomodare Garibaldi. La storia italiana degli ultimi sessant’anni è un libro giallo, o anzi sarebbe meglio dire un noir (perchè i gialli vanno sempre a finire bene, e alla fine si scopre chi è il colpevole e come ha fatto a commettere il delitto, in Italia i colpevoli non si trovano mai, e molto spesso nemmeno i crimini). Il crimine è il faro che guida la storia italiana dal fascismo in poi, e il libro di Vespa, se fosse stato onesto, avrebbe potuto essere scritto tutto in una frase soltanto: Mussolini ha usato il crimine come mezzo per ottenere il potere (le uccisioni e i danneggiamenti delle cooperative e delle sedi del partito comunista non erano fatte con odio, ma con calcolo sapendo che così avrebbe avuto l’appoggio della borghesia e degli industriali che temevano la rivoluzione rossa, ma quando poi prese il potere non fece purghe come quelle di Stalin, né creò un servizio di polizia politica a livello della gestapo), Berlusconi invece ha usato il potere come mezzo per compiere il crimine (Berlusconi è sceso in campo solo per evitare di andare in galera, poi ha approfittato del potere per arricchirsi ed arricchire i suoi alleati, protetti e protettori, il suo governo è stato quindi in definitiva molto più violento di quello di Mussolini, che si accontentava di essere riverito come il duce, perchè Berlusconi ha il desiderio di plasmare gli italiani secondo i suoi desideri, cioè di renderli simili a se stesso, ha incominciato a farlo con la televisione e ha finito di farlo con la politica, ora gli italiani sono solo dei vermi che rubano quello che possono rubare, indistinguibili gli uni dagli altri, che nascono dalla putrefazione del cadavere di una società morta ma non ancora, purtroppo, sepolta).

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Ignoranza e stupidità

Scritto da Signor Micio

Gli italiani sono passati dall’ignoranza alla stupidità. L’ignoranza esistenza fino ai nostri nonni, è stata l’ignoranza che ha permesso al fascismo di essere accettato dalla gente, non nel senso che la maggior parte della gente fosse fascista o amasse i fascisti, ma nel senso che furono troppo pochi quelli che combatterono realmente per un mondo diverso. Però fu l’ignoranza a salvare gli ebrei italiani dal razzismo dopo le leggi razziali, perchè le teorie antisemite che erano nate in Francia il secolo precedente come dotte idee filosofiche ed erano poi state riprese da Hitler non si confacevano a dei semplici campagnoli come erano la maggior parte degli italiani, e neanche agli operai di tradizione socialista e cosmopolita, al massimo in italia il razzismo attecchì in seno a poca gente che aveva studiato e che vedeva nella teoria della “razza suprema” una dimostrazione scientifica della propria superiorità, e anche i più fervidi nazionalisti vi aderirono ovviamente, ma erano davvero pochi. L’ignoranza è una brutta bestia, Voltaire diceva “le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle” , ma la stupidità è infinitamente peggiore. La stupidità è uno dei paradossi della nostra epoca, quello che faceva dire a Don Milani “in passato se un cavernicolo dava una clavata in testa ad un altro sapeva di stare sbagliando e si pentiva, oggi il pilota sorvola una città e sgancia un bomba atomica senza pentirsi di nulla”. La stupidità è nell’idea della “guerra umanitaria” (che è un po’ come dire che se hai il marito che ti picchia io posso ammazzartelo e prenderti come serva in casa mia, e tu mi devi pure ringraziare); la stupidità è nel pensare che Berlusconi possa fare l’interesse degli italiani; la stupidità è pensare che in un mondo in cui gli uomini sono sempre di più e le risorse sempre di meno l’economia non possa che migliorare sempre; la stupidità è pensare che il comunismo fosse una visione economica sbagliata perchè è crollata, e il capitalismo sia la visione corretta solo perchè non è ancora crollato (che sarebbe come dire che se uno vive più dimostra di essere migliore di te). La stupidità è l’amoralità unita all’arroganza. Gli ignoranti di un tempo avevano una morale semplice: rubare era sbagliato e basta, anche se poteva essere perdonabile se eri povero rimaneva comunque una cosa vergognosa (oggi invece rubare è scusabile solo se sei ricco, e non nel senso che la legge non ti punisce, cosa che succede in tutti i tempi, ma nel senso che la gente se sei ricco si aspetta che tu rubi, praticamente lo pretende). Gli ingnoranti erano consapevoli della loro ignoranza, quindi erano umili, non che non sapessero alzare la testa e fare rivolte e anche rivoluzioni in qualche caso, ma sapevano sempre che il non aver studiato gli faceva mancare qualcosa dentro e che anche se avessero ucciso il re non avrebbero potuto sostituirsi ad esso, al massimo avrebbero potuto scegliere un altro re. Oggi invece gli stupidi sono convinti che un sistema nominalmente democratico sia sufficiente per dargli la possibilità di scegliere, pensano di non vivere più nella miseria perchè il mondo è più giusto senza capire che a loro vengono sempre date le briciole perchè è sola la produzione della ricchezza che è aumentata, ma la sua ripartizione è rimasta la stessa, anzi è peggiorata ancora di più rispetto al passato; e siccome lo stupido è tranquillo non ci pensa minimamente a fare rivolte e rivoluzioni perchè gli manca il coraggio, e quando tra un po’ ritornerà nella fame e nella miseria come erano gli ignoranti di un tempo continuerà a mancargli il coraggio: lo stupido si lascerà morire di fame come i napoletani si stanno facendo avvelenare dai rifiuti, come i siciliani e i calabresi si stanno facendo strangolare dalla mafia e dalla ‘ndrangheta… Gli stupidi sono diventati tali perchè hanno imparato a non protestare mai, fin da quando sono stati messi davanti alla televisione da piccoli a guardare tutto ciò che gli veniva fatto vedere. La passività è la filosofia dello stupido, l’incapacità di giudicare e di creare, di uccidere e di evitare di essere uccisi. La stupidità è una malattia grave e che degenera nel tempo, non credo che esista nessuna cura se non, come nel caso della peste, un fisico forte che riesca col tempo a guarire da solo. Per il resto l’unico rimedio è la morte, bisogna che in italia tutte le persone oggi viventi muoiano, e probabilmente la prossima generazione, che sarà nata da subito nella miseria, riuscirà ad essere meno stupida e creare qualcosa di nuovo, poi la stupidità potrà anche essere debellata, come la peste e il colera sono stati debellati non da vaccini e medicine ma semplicemente da condizioni di vita più igieniche.

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Immobilismo italiano

Scritto da Signor Micio

L’Italia è un paese che procede sempre a piccoli passi perchè non ha mai avuto un governo forte. All’inizio il regno d’Italia esisteva solo sulla carta, frutto di guerre di conquista che poi sono state magicamente tramutate in “guerre d’indipendenza” dai sussidiari regi, fascisti e repubblicani; il potere era fortemente accentrato proprio perchè bisognava tenere insieme i pezzi con la forza. Poi quando le cose stavano un po’ migliorando arrivò la prima guerra mondiale, l’illusione degli italiani di averla vinta e di non aver ricevuto nulla in premio, e il fascismo che montò a cavallo della vittoria mutilata e della paura di una rivoluzione comunista. Ma anche durante il fascismo il governo era debole: Mussolini aveva da una parte il re (e l’esercito che gli aveva giurato fedeltà), dall’altra il Papato (che non gli è mai stato ostile ma ha sempre preteso i suoi spazi), non poteva semplicemente fare di testa sua. Dopo la guerra poi il governo repubblicano nacquie debolissimo, con una popolazione in miseria e una economia distrutta, il Papato aveva riguadagnato il potere dopo essere rimasto nell’ombra durante il fascismo, e con la creazione della democrazia cristiana si mise a controllare apertamente il paese dopo l’uscita di scena di De Gasperi; la mafia ritornò assieme agli americani, dopo che Mussolini aveva mandato gli uomini d’onore al confino o in carceri speciali e approfittò della debolezza del governo per guadagnare il controllo totale della Sicilia a partire dagli anni ‘60, mentre anche la camorra si sviluppava in senso sempre più violento e imprenditoriale: negli anni ‘70 inizia il grande businness del traffico di droga, sono ben lontani i tempi della camorra descritta da De Filippo ne “Il sindaco del rione Sanità”; a partire dagli anni ‘60 inizia il boom economico, e così nasce il potere delle grandi industrie: c’è la Fiat che fa pagare allo stato i suoi dipendenti licenziati con la cassintegrazione, ma ci sono anche grandi e onesti imprenditori come Falk a Milano. Tutti questi poteri hanno pesantemente condizionato lo stato rendendolo un mero esecutore di migliaia di interessi grandi e piccoli. La corruzione dilagante nella politica e l’espansione della mafia verso il nord portò alla creazione di nuovi poteri ed interessi, e di essi sono figli Totò Riina e Berlusconi.

Per questo oggi sia ha questo immobilismo: Berlusconi se fosse stato un uomo diverso avrebbe provato un colpo di mano veloce per prendere il potere assoluto, invece si è accontentato di un potere un po’ limitato ma che comunque gli permette di fare il ricco in mezzo ai pezzenti, e Berlusconi è il genere di uomo che si accontenta di questo, gli piace umiliare gli altri ma non è interessato ad avere un grande potere, anche perchè non saprebbe cosa farsene. La mafia d’altra parte ancora ben ricorda i tempi di Mussolini, e non a caso quando ci fu il golpe Borghese e venne chiesto l’aiuto della mafia i boss di Cosa Nostra decisero di non dare il loro appoggio, ritenendo più conveniente per loro uno stato democratico rispetto ad una dittatura.

Anche l’uomo che maggiormente si oppone a questo stato di cose, Beppe Grillo, fa le cose a rallentatore: cerca firme per referendum, organizza liste civiche sperando di vincere in qualche città tra 5 anni, tutte cose che non potranno che avere un effetto minimo, mentre la quasi totalità della popolazione è ormai già incapace di pensare e di giudicare. Savonarola quando Lorenzo de Medici cercò di scacciarlo da Firenze si mise a predicare in chiesa e poi a trascinare le persone dalla chiesa alla piazza, scacciando a forza il principe dalla città. Certo poi Savonarola fu sconfitto e arso vivo, ma aveva combattuto la sua battaglia nel modo dovuto, non cercando mediazioni con quei poteri che erano la causa della miseria del popolo ben sapendo che è illogico accettare di essere schiavo e sperare in un futuro migliore, affidando ai propri padroni la propria vita ed il proprio futuro, perchè i padroni fanno solo i propri interessi.

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