La storia e la speranza
La storia mi piace perchè io vivo con distacco, perchè vedo gli avvenimenti come se fossero già parte della storia.
La gente pensa che la crisi economica sia una cosa breve, oppure teme il fallimento delle banche ma pensando solo che perderà i suoi soldi, non immaginandosi che esisterà un mondo completamente diverso in futuro.
Quando la gente vede Berlusconi e Putin insieme può trovarli simpatici o antipatici, rispettarli o disprezzarli, ma non li vede allo stesso modo in cui guarderebbe un filmato di un incontro tra Mussolini e Hitler, così come succederà tra qualche decennio.
La storia è una cosa viva, così come il presente fa parte della storia, non si può studiare la storia come un insieme di date e nomi esattamente come non si può vedere il presente come se fosse una scena di vita quotidiana, in cui è tutto normale, lecito e tranquillo.
Oggi non si ha coscienza di nulla: non si conosce il passato, e quando lo si conosce non lo si comprende, perchè mancano l’educazione e la sensibilità ; non si conosce il presente, e quando lo si conosce non lo si comprende, perchè mancano l’informazione per sapere e l’etica per giudicare; e non si conosce il futuro, e se lo si conosce non lo si comprende, perchè chi non conosce il passato ed il presente può avere nei confronti del domani solo cieche paure o stupide illusioni, non fondati timori e speranze in grado di muovere gli uomini a fare grandi cose.
La speranza è fondamentale per gli esseri umani, Talete diceva che “la speranza è ciò che resta a chi non possiede nient’altro”, ma Talete non ha potuto vedere il mondo moderno, fatto di gente che ha di tutto e di più eppure non ha la più piccola speranza.
Mo Tsu (o Sun Tzu, non ricordo) diceva che u popolo ha bisogno di speranza, di cibo e di armi. Gli si possono togliere le armi e potrà vivere comunque bene anche senza un esercito, gli si può togliere il cibo e potrà comunque continuare a vivere anche se affamato, ma non gli si può togliere la speranza.
Non è semplicemente una questione di ricchezza: non è l’esser povero che ti spinge a sperare nel domani, né è l’essere ricco che ti impedice di avere speranza. Il ricco può sempre sperare in un futuro migliore per chi è meno fortunato di lui, per il suo paese, il suo stato o quelli altrui.
Che Guevara era figlio di una ricca famiglia borghese argentina, eppure scelse di partire andando in giro per l’america meridionale, poi di partecipare alla rivoluzione cubana ed in seguito dare il suo aiuto per altre lotte in giro per il mondo, e non lo fece perchè era un pazzo sanguinario ma perchè aveva la speranza di cambiare il mondo. Nel momento in cui non si spera più non si vive, non si fa nulla perchè si crede che tanto tutto rimarrà uguale, che gli uomini non cambiano, e così i tempi.
E’ sbagliato pensare che la speranza sia figlia della giovinezza, come quelli che dicono che da giovani si è comunisti e poi quando si cresce si mette un po’ di sale in zucca e ci si calma, la speranza è figlia della fiducia nell’uomo. Quando si è giovani si tende di solito ad avere troppa fiducia negli altri, e ciò crea illusioni, non speranze; molti poi dopo che rimangono bruciati diverse volte diventano diffidenti tanto da non credere più a nessuno, e questo crea solo cinismo e paura immotivata.
Gandhi continuò ad insistere per convincere il governatore britannico del sudafrica anche dopo essere stato più volte arrestato, perchè diceva “non importa se un uomo per trenta volte mi tradisce, bisogna comunque rischiare la trentunesima volta se si vuole difendere la verità ”, e infatti dopo il primo periodo di lotta i due poi divennero amici.
La storia parla dell’uomo, delle sue tragedie e delle sue speranze, la sua bellezza ed il suo essere viva consistono proprio in questo. E’ vero che difficilmente la rivoluzione francese sarebbe avvenuta se il popolo fosse stato a pancia piena, ma è anche vero che il popolo aveva fatto la fame per secoli standosene zitto, e se non ci fossero stati Voltaire, Diderot, Montesquieu, Robespierre, Danton, Marat, i francesi oggi avrebbero Luigi XXII come loro re.
Non importa essere giovani o vecchi, la differeenza è solo tra essere svegli o rincoglioniti. Montanelli, che era uomo di destra che poco credeva alle rivoluzioni e alla forza del popolo, descrivendo la vita dell’aristocratico Silla, che sconfisse il populista Mario, con una certa ammirazione, conclude dicendo di lui: “Quello che Silla non riuscì mai a capire è che la storia non torna mai indietro”. Questa è la differenza tra i giornalisti di destra e di sinistra (come Montanelli, Travaglio, Santoro o Giulietto Chiesa), e i giornalisti pagati dal potere (come Vespa, Mentana, Ferrara, Mimun, e il direttore del tg1 di cui ora non mi sovviene il nome).
- 2 novembre 2008
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