Obama di Russia

Obama ricorda la figura dei sovrani illuminati come Caterina di Russia: un riformismo moderato ma così nuovo da sembrare eccezionale e dare false speranze nel futuro, un potere che alla fine viene sempre dall’alto come concessione, e che nonostante le buone intenzioni iniziali viene frenato dai vecchi poteri che hanno governato per secoli il paese. La teoria secondo cui gli americani avrebbero dato prova di grande democrazia e della sanità del loro sistema di governo per la sola elezione di Obama è assurda. Avrebbero anche eletto Hilary Clinton se fosse stata lei a battere Obama, e sarebbe stata la prima donna presidente invece che il primo nero, e lo avrebbero fatto semplicemente per la stanchezza e la sfiducia nei confronti di Bush. L’America è razzista, se non lo fosse l’elezione di un nero non verrebbe considerata così epocale. Certo l’elezione di Obama significa che non c’è più lo stesso razzismo di un tempo, che è simile al maschilismo che c’è ancora oggi in Italia: è vero che sono di meno le donne che si interessano alla vita politica, ma la così bassa percentuale di donne politiche in Italia è data dal fatto soprattutto che le donne stesse non si fidano a votare una donna, non la sentono adatta ad un ruolo di potere. Questo è quello che succede quando vi è una convinzione profonda nella società: la schiavitù e la servitù della gleba hanno resistito per secoli perchè gli schiavi ed i servi non mettevano in discussione l’esistenza della schiavitù e della servitù, era normale per loro essere nati inferiori (o esserlo diventati a causa dei debiti o della guerra). I neri oggi sono poco più della metà della popolazione americana, da qualche anno hanno superato il 50%, dunque non possono più essere definiti una maggioranza numericamente. Se nessun nero ha mai potuto essere eletto presidente è prima di tutto perchè i neri stessi non si fidavano dei neri ricchi ed istruiti, erano considerati dei traditori che cercavano di assimilarsi ai bianchi ed entrare nella loro società. Oggi invece questo modo di pensare si è modificato, i neri ed i poveri cercano un uomo che dia loro speranza e che sia un po’ come loro. La crescente povertà e disparità di ricchezza ha fatto sì che non ci sia l’idolatria nei confronti dei ricchi che c’è ad esempio in Italia con Berlusconi, i banchieri e gli industriali; un uomo come Bush con i ranch e i pozzi di petrolio in Texas incomincia ad ispirare odio e sospetto, gli americani incominciano a farsi la stessa domanda che fece Travaglio da Luttazzi su Berlusconi: “Come ha fatto i soldi?”. Gli americani sono avanti rispetto agli italiani nel capire la trappola del sistema, ma non lo sono ancora abbastanza per cambiare le cose. L’elezione di Obama non significa nulla, solo se riuscisse a cambiare veramente le cose vorrebbe dire che la democrazia americana è realmente in grado di sanare se stessa. Obama si troverà contro le grandi corporation che hanno finanziato la sua campagna e il suo partito (e anche i repubblicani), e non potrà fare molto contro di loro. Le corporation sono il fulcro del sistema economico americano, non le banche (come invece in Italia). Le grandi multinazionali consentono di sfruttare il resto del mondo più povero: estraggono petrolio, ferro, rame, gemme, uranio, banane, canna da zucchero…. tutto a prezzi bassissimi, in modo da dare un vantaggio decisivo alle industrie americane. Ora però le cose sono cambiate: ci sono paesi come il Venezuela che nazionalizzano il loro petrolio senza più la paura che si avrebbe avuto un tempo (in Nicaragua la cia organizzò una guerra per più di dieci anni per evitare che i comunisti prendessero il potere, oggi sarebbe improponibile un supporto così scoperto), paesi come la Cina, l’India e l’Indonesia possono offrire manodopera a costi ridottissimi rispetto all’America. Così l’economia è in crisi, e la crisi non potrà che peggiorare. Questo però sotto certi aspetti rinforza le corporation, come la crisi delle banche rinforza le banche in Italia (che ora sanno che non possono fallire e quindi potranno fare debiti e falsificare bilanci ancor più che in passato, tanto se gli dovesse andare male lo stato pagherà per loro). Più gli americani avranno fame più avranno bisogno di aziende che importino prodotti a basso costo, carburante a basso costo, servizi a basso costo, e con la crisi le aziende medie e piccole falliranno in grande numero, lasciando ulteriore spazio alle multinazionali. Obama non può fare una politica assistenzialista perchè deve dare i soldi alle banche e alle grandi aziende, non può neanche fare una politica di lavori pubblici estesa come quella di Roosvelt perchè non ha i soldi che aveva lui, e anche con la guerra in medio oriente non potrà fare molto: l’ideale sarebbe il ritiro totale e immediato, ma non è possibile perchè il governo americano è entrato troppo nella politica medio orientale per uscirne di botto senza perdere la faccia. Non è ancora possibile ammettere che l’attentato delle torri gemelle è stato organizzato dai neo conservatori, anche se se ne parla nel loro piano per il futuro dell’America, molti americani l’hanno capito o lo sospettano, ma sarebbero comunque scioccati di sentirlo dire apertamente dal governo. Gli stessi neo conservatori sarà probabilmente difficile farli sloggiare dalle posizioni di potere che hanno occupato negli ultimi anni. Obama non può fare una rivoluzione, quindi scontenterà i neri e i poveri che credono in lui, scontenterà anche le banche e le multinazionali perchè prenderà provvedimenti contro di loro, scontenterà l’esercito che avrà meno soldi e sarà denigrato da più parti per la gestione dei territori occupati, insomma scontenterà tutti un po’ e non riuscirà a migliorare la situazione. L’America è come un malato terminale: se qualcuno prova con tutte le sue forze a guarirla non farà altro che prolungarne l’agonia senza riuscire a distruggere la causa vera del male. I provvedimenti necessari a salvare l’America sono radicali e non potranno mai essere presi: la redistribuzione del denaro dai grandi ricchi ai poveri, la nazionalizzazione di alcune grandi multinazionali, il controllo stretto dell’operato di tutte le aziende americane all’estero (per evitare che ci siano corporation americane che irrorano diserbante sopra i contadini sudamericani, o che finanzino dittatori congolesi per avere gemme e diamanti a prezzi scontati, o che riempiono di spazzatura l’Africa), il ritiro totale dell’esercito dall’estero e il suo utilizzo come forza di polizia nei ghetti e nelle zone più disagiate, l’abolizione della cia e la pubblicazione integrale di tutto il suo archivio, la conversione di tutte le industrie belliche ad uso civile, l’arresto di tutti i neo conservatori per tradimento dello stato e degli americani, la fine degli embarghi assassini come quello di Cuba, la fine dei finanziamenti assassini a decine di despoti in tutto il mondo, e soprattutto una revisione sostanziale e umana della storia americana e mondiale, in cui l’America smetta finalmente di essere la nazione prescelta da Dio, la madre della civiltà, la più potente delle nazioni e la protettrice della libertà, ma possa entrare nella storia come uno stato come tutti gli altri, assumendosi la terribile responsabilità di tutte le vite direttamente e soprattutto indirettamente distrutte, e della creazione di una economia mondiale totalmente inumana che fa impallidire le economie di Portogallo, Spagna e Inghilterra quando erano basate sulla tratta degli schiavi e la ruberia delle risorse americane.
Obama non prenderà mai posizioni così radicali. E’ un peccato che non abbia vinto Mc Caine, con lui sarebbe stato semplice, avrebbe solo dato il colpo di grazia all’America, un bel proiettile nella nuca e sarebbe finito tutto… invece aspetta gli americani un lungho periodo di agonia nel letto, con trattamenti sempre più sgradevoli, poi tra qualche anno il coma, e dopo qualche anno ancora la morte.
- 11 novembre 2008

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