Ricordo di Gianfranco Funari
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La sua morte lascia un enorme vuoto in Italia, un paese che sembra essere fatto dell’acido della corruzione e del menefreghismo, che prima o poi corrode tutti quelli che cercano di alzare la testa. Lui è stato uno dei pochissimi che è riuscito ad arrivare in alto senza mai perderla quella testa, e senza venderla.
Funari piaceva soprattutto ai giovani, e ai giovani più che a tutti gli altri voleva rivolgersi, sapendo bene che i vecchi sarebbero rimasti delle loro idee (o non idee) a parte casi eccezionali, del resto anche lui era vecchio ed anche lui era fatto così. I giornalisti come Vespa si riconoscono, invece, perchè parlano ai vecchi, e col linguaggio che ai vecchi piace sentire in televisione, e parlano ai vecchi perchè l’Italia è un paese di vecchi, e loro pensano solo a fare audience e portare voti ai politici che li pagano. I giovani sono pochi e disinteressati alla politica, e non li puoi di certo interessare parlando di riforma delle pensioni o dei complotti della magistratura contro Berlusconi. I vecchi, rincoglioniti dal tempo e da 20 anni di televisione idiota, si bevono tutto: seguono i processi come quello di Cogne, ascoltano con deferenza i discorsi dei politici, vanno a votare per abitudine, e non si preoccupano di problemi come l’ambiente, il progressivo impoverimento della gente, la fascistizzazione dello stato, tanto sanno che tra qualche anno non ci saranno più e non sono problemi loro.
Funari aveva successo perchè aveva fiducia nella gente, e nei giovani in particolare, e perchè li rispettava. Il suo successo non era tanto una questione di tecnica o di modo di fare, avrebbe anche potuto essere più pacato di Pippo Baudo che non sarebbe stato fondamentalmente diverso: era quello che diceva, i problemi che affrontava, le persone e i problemi che presentava che contavano.
La storia della volgarità in Italia viene tirata fuori sempre per deviare l’attenzione dai contenuti: Dario Fo era volgare 30 anni fa perchè in “mistero buffo” descriveva realmente le origini della letteratura italiana, fatta di poesie a carattere sessuale, storie di stupri, buffoni con nomi volgari come Ciullo (poi “corretto” da De Sanctis in “Cielo d’Alcamo”) o Ruzzante (letteralmente “uno che fa sesso con gli animali”); era volgare Luttazzi a mangiare una torta al cioccolato a forma di cacca in trasmissione; era volgare Beppe Grillo per dire “Morfeo” a Napolitano (mentre si ignorano gli insulti veri di Berlusconi e Bossi, dei leghisti e di An); poi certo in passato la volgarità era assolutamente bandita dalla televisione, a Vianello chiusero un programma per una innocente battuta sul presidente della repubblica.
Si potrebbe dire che la vera volgarità in televisione non sia il modo di parlare di Funari ma le donne seminude che ci sono in ogni programma e pubblicità, ma in verità si può andare oltre: la volgarità in televisione non sta tanto nel fatto che ci sono ragazze sexy e programmi di intrattenimento, il ptoblema è che non esiste altro, la volgarità è quando si fa ruotare tutto il mondo dei cittadini attorno a queste cose. I giornalisti poi sono i più volgari di tutti: personaggi come Vespa e Mentana insultano implicitamente il pubblico trattandolo come un bambino deficiente, lo ingannano e si fingono superpartes mentre fanno domande programmate apposta per far fare bella figura al politico di turno. Quella è vera volgarità, Funari insultava a volte persone specifiche per ragioni specifiche, oppure diceva delle semplici imprecazioni contro nessuno in particolare, ma lui lavorava per il pubblico e non lo ha mai insultato né implicitamente né esplicitamente.
Funari ha cercato di porsi come tramite tra la gente e la politica, il lavoro che ha fatto lui lo hanno fatto, a quei livelli, anche Biagi, Montanelli e Santoro. Tutti loro avevano delle idee politiche e non, delle storie da raccontare, delle idee da proporre, delle critiche da fare. Tutti loro sono stati incorruttibili fino alla morte (a parte Santoro che morto non lo è ancora) e hanno dato il loro contributo alla società nella forma e nel modo che era loro proprio e possibile. Queste figure esistevano anche in passato; nello stato pontificio prima della caduta c’era Pasquino, nel medioevo c’erano i giullari, nell’antichità c’erano le commedie di Aristofane e Plauto… i giornalisti in passato non c’erano, oggi i teatri e i comici esistono ancora, come in passato, e criticano il potere (almeno quelli che da essi non sono stati corrotti o intimiditi), ma i giornalisti stanno scomparendo. Quelli vecchi ora sono morti tutti, non esiste più nessuna voce autorevole, e col clima che c’è in Italia chiunque volesse fare veramente il giornalista sarebbe presto ridotto a più miti consigli.
Ciò che rimane di Funari è quello che è riuscito ad insegnare, a parte lo scopo di informare lui aveva anche un obiettivo pedagogico che era in parte quello di insegnare ai giovani come va il mondo per poterlo cambiare, e in parte quello di trasmettere la carica, il desiderio di cambiarlo. Le sue imprecazioni, la sua rabbia e le sue urla erano in parte sdegno, ma in parte anche sprone verso chi lo guardava, non solo non erano volgari ma erano educative. La pacatezza di giornalisti come Vespa e Mentana e di politici come Berlusconi e Veltroni invece puzza di morte, è la pacatezza di uno che è stato svuotato di qualunque volontà ed interesse, che non pensa nulla e non desidera nulla, ed infatti è questo che per 20 anni hanno insegnato agli italiani, e i risultati si vedono.
La puntata su Italia 1 di celebrazione di Funari è stata, come prevedibile, un volare di avvoltoi: gente che disprezzava Funari o quasi che ne lodava la memoria (facendo ogni tanto presente che però politicamente esagerava spesso e spesso sbagliava), la proposizione della puntata del senso della vita con lui e Bonolis opportunamente censurata di tutti i contenuti politici, insomma non si è fatto nulla per ricordare le sue idee e le sue battaglie, sembrava fosse morto Pippo Baudo.
Che nessun politico sia andato al funerale era prevedibile, e lui ne sarà contento. Se fosse stato ancora vivo Craxi ci sarebbe andato, nonostante Funari fosse stato il suo peggior nemico, ma Craxi era diverso, si possono dire tante cose contro di lui e quello che ha fatto, ma lui almeno era un uomo. La parte più interessante e commovente del senso della vita è stata proprio quella in cui Funari parlava del suo ultimo incontro con Craxi in Tunisia, oltre che essere un grande insegnamento di vita rappresenta anche una testimonianza importante per capire l’Italia, Berlusconi e i figli di Craxi hanno cercato di riabilitarlo censurando tutti gli errori da lui commessi e cercando di propagandare i miglioramenti ottenuti dall’Italia in quel periodo, allo stesso modo in cui chi cerca di riabilitare il fascismo parla della bonifica delle paludi e della riforma della scuola, dimenticando accuratamente il resto. Funari invece è riuscito a riabilitare Craxi, se non come politico, almeno come uomo, perchè a Funari interessava l’uomo, oltre che il politico, a Berlusconi e ai figli invece no.
Funari è stato un grande Uomo, uno con la U maiuscola, per questo l’ho messo nell’header in alto insieme ad altri personaggi storici. Non si tratta di persone perfette, hanno commesso tutte degli errori, alcuni anche gravissimi, ma a loro modo hanno cercato di cambiare il mondo, e a conti fatti sono riusciti a migliorarlo.
- 16 luglio 2008

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