» Il capitalismo che divora se stesso
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Il capitalismo che divora se stesso

Scritto da Signor Micio

Le banche oggi sono come gli aristocratici e i re assoluti nel ‘700, la gente non riesce a concepire una vita senza banche così come 3 secoli fa nessuno immaginava la sconfitta dell’ancient regime. Il mondo va verso una progressiva povertà, il capitalismo è un mostro orrendo che sta agonizzando, e tuttavia non sta ancora per morire.

Per natura il capitalismo è un animale vorace, che può sopravvivere solo uccidendo e schiavizzando un grande numero di persone al di fuori dei paesi capitalisti, distribuendo poi le briciole ai cittadini dei loro stati. Questo finora ha funzionato, adesso però incomincia a incrinarsi il meccanismo: la crescita di Cina ed India e la loro concorrenza per le risorse mondiali hanno fatto aumentare il costo delle materie prime e ne hanno diminuito la disponibilità; il Venezuela di Chavez è solo il primo dei vecchi stati coloniali a nazionalizzare gli impianti e cacciare le compagnie straniere, in futuro non si potranno più rubare così facilmente le risorse di tutto il mondo ad un prezzo irrisorio; e poi il consumismo fatica a creare nuovi bisogni, ha distrutto e svuotato gli esseri umani privandoli dell’etica, della spiritualità, della vitalità e della coscienza di sé. in queste condizioni la gente è troppo debole per opporsi e fare ribellioni e rivoluzioni, ma è anche sempre più svogliata e meno disposta a fare sacrifici, quindi non produce più tanta ricchezza come un tempo quando gli operai lavoravano in fabbrica per metà della giornata ad uno stipendio da fame.

Il capitalismo avendo divorato tutto il divorabile ora incomincia a divorare se stesso. In America diversi di quelli che hanno perso la casa moriranno di freddo questo inverno, perchè lo stato è troppo impegnato a dare i soldi alle banche e alle grandi aziende per pensare a loro. Le leggi sul lavoro diventeranno sempre meno severe, con licenziamenti facili e salari bassi, l’inflazione aumenterà sempre di più e per tenere buona la popolazione verranno concessi sempre più facilmente prestiti, creando ancora debiti su debiti.

Coloro che hanno il potere oggi, quell’uno per cento che in America detiene più del 90% della ricchezza, e che ha percentuali non molto diverse in Europa, non sono preoccupati della crisi economica, anzi per loro è un’opportunità. Le banche si è deciso che non possono fallire, per cui non ha più ormai nemmeno importanza truccare i bilanci: possono fare debiti e investimenti sballati, tanto gli stati, che sono dall’inizio del capitalismo legati a doppio filo con le banche, penseranno a ripianare i loro debiti.

L’impoverimento della popolazione causerà malcontenti e manifestazioni, anche qualche sommossa, e le democrazie diventeranno sempre più autoritarie per mantenere il controllo: l’uso dell’esercito e la polizia politica diventeranno in breve tempo normali.
Con una crisi generale dell’economia anche i ricchi saranno meno ricchi, nel senso che la ricchezza totale a disposizione diminuirà e quindi saranno meno ricchi di prima sotto l’aspetto puramente matematico, ma vivranno in un mondo di poveracci che faticano a sopravvivere e quindi si sentiranno come degli dei in terra. La ricchezza infatti non ha un valore assoluto: se tutti gli italiani vivessero con 50 euro al mese una persona che adesso è ritenuta normale e ne guadagna 1500 sarebbe ricchissimo. Inoltre essere ricco dà più soddisfazione quando il mondo è pieno di persone che vivono ai limiti della sopravvivenza. Tra pochi anni l’uno per cento della popolazione possiederà il 99% della ricchezza, e sebbene quella ricchezza sarà diminuita saranno più ricchi di oggi.

I pochi grandi ricchi pensano che con i mezzi di comunicazione censurati e le guerre riusciranno a prevenire una nuova rivoluzione francese, e sicuramente nel medio periodo sarà così, ma in futuro questo ordine cadrà come è caduto lo schiavismo e il feudalesimo quando arriverà un nuovo illuminismo che possa far tornare gli uomini ad essere uomini, da vermi come sono oggi.

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